Dal volante alla fabbrica: una scelta di molti (ex) autisti
Iniziamo da un dato esemplificativo, che vale per tutta l’Italia, o quasi: nel corso del 2024, GTT-Gruppo Torinese Trasporti ha programmato un totale di 3.654.546 corse, perdendone 100.292, che non sono poche, certo, ma rappresentano uno percentuale molto bassa, pari al 2,74% del totale delle corse. I motivi? Carenza autisti (nel 60% dei casi), guasti e incidenti. La carenza […]

Iniziamo da un dato esemplificativo, che vale per tutta l’Italia, o quasi: nel corso del 2024, GTT-Gruppo Torinese Trasporti ha programmato un totale di 3.654.546 corse, perdendone 100.292, che non sono poche, certo, ma rappresentano uno percentuale molto bassa, pari al 2,74% del totale delle corse. I motivi? Carenza autisti (nel 60% dei casi), guasti e incidenti.
La carenza di personale alla guida non solo minaccia l’offerta di servizio, ma anche la sua qualità, intaccando la fiducia degli utenti nei mezzi pubblici.
Nel caso specifico di Torino, GTT ha preso alcune contromisure per arginare la mancanza di conducenti, ma la domanda cruciale rimane: senza un cambiamento profondo nelle condizioni lavorative, si troveranno davvero autisti disposti a mettersi alla guida?
Le misure adottate a Torino contro la carenza di autisti
Per affrontare l’emergenza, GTT ha abbassato i requisiti di accesso alla professione: eliminazione del limite di età, abolizione dell’obbligo del diploma e l’avvio di percorsi formativi per facilitare l’ottenimento delle patenti necessarie. Inoltre, è stato introdotto un meccanismo di finanziamento anticipato per i figli dei dipendenti prossimi alla pensione, con successiva restituzione da parte degli assunti.
Queste misure ampliano il bacino di candidati, ma non risolvono il problema principale: la scarsa attrattività della professione. Come sottolineato dal consigliere comunale Giuseppe Catizone, “se il posto fosse appetibile, non ci sarebbe tutta questa difficoltà a trovare autisti”. E non si può dargli torto.
Il lavoro di autista non attira più
Essere oggi autista di autobus o manovratore di tram significa affrontare turni impegnativi, ritmi di lavoro estenuanti e responsabilità enormi, tanto che persino un impiego in fabbrica può sembrare una scelta più conveniente. Le nuove generazioni preferiscono lavori meno usuranti, con orari più prevedibili e maggiori prospettive di crescita. Anche chi ha una vera passione per il settore si trova spesso costretto a rinunciare, schiacciato da condizioni lavorative difficili da sostenere nel lungo periodo.
In Italia, la carenza di autisti secondo un rapporto del 2023, è di circa 11.000 unità nel settore dei trasporti pubblici. Un quadro che non solo compromette l’efficienza del servizio, ma aumenta anche il carico di lavoro per i conducenti attuali, spesso “invitati” ad affrontare più ore di guida.
L’evasione tariffaria
Un altro aspetto critico è l’evasione tariffaria, che in Italia si stima essere nel trasporto pubblico oltre mezzo miliardo di euro all’anno secondo un rapporto di FERpress. Questi dati indicano una perdita significativa di entrate per le aziende di trasporto, limitando le risorse disponibili per migliorare le condizioni lavorative degli autisti e la qualità del servizio.
Rilancio della professione di conducente
La carenza di autisti è un problema strutturale che colpisce l’intero Paese, non solo Torino, ovviamente. Per garantire un trasporto pubblico efficiente, le città devono investire nel benessere dei conducenti, migliorando stipendi e condizioni di lavoro con nuove strategie anziché limitarsi alla mera semplificazione dell’accesso alla professione. Finché il ruolo dell’autista non sarà adeguatamente valorizzato, il problema resterà irrisolto, con ripercussioni dirette sui cittadini, sempre più penalizzati da corse soppresse e disservizi, e sempre meno incentivati a utilizzare i mezzi di superficie.
di Cristian Guidi